Tuesday, April 10. 2012
L’intervento del Sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, alle celebrazioni del 21° anniversario della tragedia del Moby Prince. Livorno 10 aprile 2012 – “Ci troviamo qui ogni anno e come ogni anno cerchiamo di mantenere vivo non solo il ricordo, ma la memoria, condividendo il pensiero del ricordo come un fatto personale dalla memoria che è collettiva. Vogliamo tenere viva una memoria perché questo appuntamento non è una celebrazione, è una modalità per ricordare una grandissima tragedia. Molte sono le amministrazioni oggi presenti, voglio salutare quelle che sono qui oggi per la prima volta, e purtroppo occorre anche registrare che alcune non sono presenti. Abbiamo un dovere fondamentale che è quello di cercare di mantenere una partecipazione della città e di tutte le città a questa tragedia per molti motivi, perché ancora abbiamo bisogno di una verità. Negli interventi degli anni scorsi anche il Procuratore capo di Livorno, che oggi per motivi personali non ha potuto essere presente, parlò di un impegno per raggiungere la verità: noi abbiamo bisogno di sapere che le Istituzioni tutte convergono su questo passaggio. Lo diciamo anche perché siamo un po’ sorpresi, anche un po’ indignati per alcune situazioni che hanno riguardato altre tragedie del mare, peraltro molto meno drammatiche, molto meno coinvolgenti nel sistema della sicurezza. Oggi siamo costretti ad assistere ad una mediatizzazione, con cui si va a scavare dentro i particolari che hanno tutte caratteristiche legate ai soggetti, ma d’altro canto non ci sembra questo un metodo che poi alla fine aiuti a trovare la verità. Noi vorremmo che ci fosse, anche nella modalità di comparazione delle grandi tragedie, una dignità delle cose che non sia gossip, pettegolezzo; cerchiamo una verità che non darà sollievo a chi ha perduto un familiare dentro la tragedia del Moby Prince, ma cerchiamo una verità che comunque dia dignità alle Istituzioni in relazione a quelle che sono le richieste dei cittadini. Non c’è mai stata da parte nostra una volontà di esprimere un comportamento che fosse di distanza per e tra le Istituzioni, però devo dire con grande franchezza che quando avvisiamo che ci sono elementi che chiudono strade, che impediscono di andare oltre alcune situazioni, che rappresentano una situazione dove non si trovano gli elementi per andare oltre, da parte nostra viviamo una sensazione di impotenza che è una sensazione molto brutta. La città di Livorno non partecipa, la città di Livorno sta dentro questo elemento della memoria. La città di Livorno ha provato e ha cercato in tutti i modi di dare una spinta affinché ogni volta che ci ritroviamo per celebrare questa manifestazione, possiamo dimostrare di averla vissuta come un’occasione di ricerca di verità e di ricerca di giustizia. Personalmente non ho mai mancato una manifestazione del Moby Prince, ho sempre voluto essere presente per questo: per testimoniare che la città chiede, insieme a coloro i quali hanno più titolo di noi cioè coloro che hanno sofferto questa tragedia, chiede che si faccia un passo avanti. Sono troppe le cose oscure che rimangono sullo sfondo in questa nazione e siccome spesso, quando si vuole, si trova tutto, ho l’impressione che sarebbe anche veramente ora di aprire i cassetti dove si possono trovare risposte. Non voglio eccedere perché nelle mie parole non c’è un sentimento anti-istituzionale, nelle mie parole c’è anzi il contrario, la ricerca della collaborazione tra le Istituzioni perché tutte si rendano capaci di lavorare per questo obiettivo. Sotto questo aspetto questo Comune si mette a disposizione e credo che sia giusto e corretto adesso dare la voce a Loris Rispoli e, poi, a chi vorrà parlare, perché oggi, dopo 21 anni, rinnovando questo appuntamento forse dobbiamo chiedere davvero che si faccia un passo avanti.”
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Tuesday, February 21. 2012
Quando mi è stato proposto di intitolare una sala del Palazzo Comunale alla memoria di Luciano De Majo non solo ho pensato che fosse giusto, ma che fosse anche giusto interrompere una tradizione, che era quella per cui nella Sede non vi fosse nessuna intitolazione. Ho pensato inoltre che fosse un elemento non solo del ricordo, ma anche della permanenza di Luciano. Per lui il Consiglio Comunale era un elemento dentro il quale nuotava come un pesce nell’acquario. Viveva i rapporti con i gruppi consiliari, aveva una sua modalità di rapportarsi che era la somma di tutte le informazioni che riusciva a trovare. In Consiglio veniva a partecipare perché credo che il lavoro di Luciano De Majo era, sì, quello del cronista, ma che era generato da una grande passione civile, il lavoro di una persona che stava dentro le cose per vedere in quale maniera si potesse costruire un modo per farle sviluppare e dare un frutto positivo. Oggi gli intitoliamo la sala preconsiliare e lo ricorderemo non solo come una persona che ci manca, ma come una persona che è tra noi. Lo facciamo sapendo che tante delle esperienze che abbiamo fatto insieme a lui sono di altissimo livello, fatte con una passione e una volontà di costruire che era per Luciano l’elemento di conduzione del rapporto con gli altri. Mi viene in mente la qualità delle “litigate” furibonde che Luciano era capace di fare quando era convinto di avere ragione e la voglia di far pace quando pensava che stare insieme significasse costruire qualcosa per il futuro. Credo fra le altre cose che la sua mancanza assoluta di arroganza derivasse dal fatto che voleva bene alla gente. Quando pensava che ci fosse un tema che andasse affrontato senza peli sulla lingua, lo faceva, e non perché era il suo mestiere, ma perché era la sua indole portando però sempre un rispetto fondamentale verso le persone che stavano insieme a lui. Sotto questo aspetto l’intitolazione della sala a Luciano è un modo per sentirlo vicino. Sottolineo inoltre che l’intitolazione della sala sia un riferimento oggettivo. Vorrei ricordare la fatica, che è passata anche di moda, la fatica di conoscere le cose, per avere rapporti. Luciano aveva alcune entrature oggettive, di affetto, di modalità di relazione, per aver fatto dei percorsi nel lavoro che gli avevano consentito di “conoscere”, ma la fatica e la voglia di andare a trovare su un tema un elemento che fosse capace di potergli fare scrivere una cosa che aveva una sua fondatezza reale e costruire su questo non un articolo, ma un’opinione, una modalità, un percorso. Questo è stato sempre quello che ha caratterizzato proprio il suo impegno civile. Si ricorda inoltre una persona a cui si vuole bene: sono convinto che l’intitolazione della sala preconsiliare a Luciano De Majo va bene, ma dovremmo fare anche altre cose per mantenerne vivo il ricordo. Oggi possiamo ricordare quello che vogliamo, ma l’ingiustizia di una morte a quarant’anni è la cosa sostanziale. E questo dato toglie uno spazio su cui è inutile dissertare, ci sono gli elementi della parte pubblica, e poi quelli del privato. Possiamo fare cosa vogliamo, ma alla sua famiglia non sarà possibile ricostruire alcunché. Quello che facciamo è un elemento di giustizia perché non sia che, in futuro, un ragazzo che ha dato tanto a questa comunità possa passare sotto silenzio, e lo facciamo perché pensiamo che oggettivamente -e forse lui si sarebbe anche arrabbiato- non è un esempio, ma è una modalità che rimane dentro la comunità dei giornalisti, dentro la modalità della politica, dentro la città perché queste sue caratteristiche sono quelle che lo hanno fatto amare da tutti. Quando parlo di Luciano De Majo non sono capace di articolare un pensiero migliore perché trovo l’ingiustizia in questa morte e perché trovo questa questione un privare la città di un ragazzo che avrebbe potuto dare veramente tanto. E quando si parla di queste cose bisogna stare attenti perché si rischia di parlare di sé o del rapporto che avevi con l’altro. Luciano ha fatto delle cose in questa città che sono incredibili per la loro naturalezza: questo proprio perché voleva bene alla gente. Anche lo scontro talvolta sulla valutazione di alcuni temi, alcune discussioni che poi riconducevano ad un punto: i suoi articoli erano sempre una traccia su un agire per qualcosa di concreto, non erano mai esercizi di bella scrittura e di questo non solo voglio dare atto, ma voglio dire che è stato il motivo per cui gli ho voluto veramente bene. Luciano De Majo non faceva mai nulla gratis e pagava tutto, non faceva mai una cosa che fosse per sé, ma costruiva un punto di riflessione. Proprio su questo molte volte abbiamo discusso, ma l’affetto era profondissimo, proprio perché aveva questa capacità: dava un tratto di profondità alla riflessione, in un mondo così superficiale e spesso di affabulazione senza senso. Credo che Luciano non solo ci mancherà per questo, ma ci mancherà per quello che avrebbe potuto costruire in futuro. Non so cosa faremo di oltre, però qualcosa lo faremo di sicuro, perché lo dobbiamo alla sua famiglia e lo dobbiamo al fatto che lo abbiamo perduto in un momento in cui avrebbe potuto dare moltissimo a questa città. Credo dunque che l’intitolazione della sala a Luciano De Majo sia un modo per farlo stare qui accanto a noi e sentirlo parte anche dei progetti che costruiremo in futuro.
Thursday, January 12. 2012
Cosa fa il Comune di Livorno per contrastare le povertà? Livorno, 29 dicembre 2011 - Ritengo
opportuno fornire una risposta puntuale, ricca di cifre e dati, a
questa domanda così esplicita che Padre Maurizio de Sanctis (Padre
“Nike”) mi ha rivolto dalle pagine del Tirreno. Una
domanda più che lecita, ma che mi stupisce moltissimo per il contesto
in cui è rivolta e per il tono così polemico e - mi permetto di dire -
sopra le righe. Il
Comune - che oggi destina, su 145 milioni di bilancio comunale annuale,
26 milioni di euro al Sociale - per sua tradizione, e per ferma
convinzione delle Amministrazioni che dal dopoguerra ad oggi lo hanno
guidato, ha sempre fatto moltissimo per contrastare le povertà. E lo ha
fatto anche in uno stretto rapporto di collaborazione, stima e fiducia
con la Curia e con la Caritas. A quest’ultima, tanto per fornire un nudo
dato, il Comune eroga ogni anno cifre importanti: per esempio 100 mila
euro per il servizio mensa quotidiano agli indigenti; 13 mila euro per
la gestione dei 350 mila euro che il Comune destina alle Card
ricaricabili per l’acquisto generi di prima necessità (servizio che
appunto la Caritas gestisce per conto del Comune); 20 mila euro per 4
alloggi gestiti direttamente dalla Caritas (più 26 mila euro che vengono
dati alla parrocchia di Santa Lucia per fornire pasti agli indigenti). Si
tratta di cifre molto significative, che il Comune assegna alla Caritas
con un meccanismo di affidamento diretto, e senza mai aver avuto
necessità di rendicontazione, proprio per il rapporto di assoluta
fiducia che ci lega a questa realtà cittadina. Voglio
aggiungere ciò che il Comune fa con i progetti destinati ai minori: 50
mila euro destinati ai prodotti per la prima infanzia (ne hanno
usufruito nel 2011 83 famiglie); 300 mila euro destinati alle famiglie
che hanno minori in affidamento (71 casi); 60 mila euro per i centri
estivi per i minori; 290 mila euro per interventi educativi rivolti a
famiglie in disagio sociale con minori. C’è poi una cifra importante (1
milione e mezzo circa) per 2 case famiglia con bambini (15 ospiti) e per
40 bambini inseriti in strutture fuori città su assegnazione del
Tribunale dei Minori di Firenze. Vi è poi la casa per madri con bambini,
“Il melo”, attiva da anni, che può accogliere a rotazione fino a 5
nuclei (nel 2011 ne sono stati ospitati 12), con un costo annuo di 266
mila euro, mentre il Centro Affidi del Comune segue 90 bambini in affido
ad altrettante famiglie. Questi
numeri si inseriscono in un quadro che vede le 23 assistenti sociali
del Comune avere in carico 3608 famiglie con minori (sempre nel 2011),
di cui 779 casi arrivati ai Servizi quest’anno. Il totale degli altri
casi seguiti (anziani, marginalità ed handicap) è di 10381. A
tutto ciò si affiancano strutture e servizi per le marginalità, gli
anziani e i disabili: 400 mila euro che finanziano la Casa delle Donne
(14 ospiti), i due centri Homeless con 30 posti, i centriplurifamiliari
(Camilli e Casa Firenze, con 5 nuclei ciascuno), il centro di pronta
accoglienza Sefa con 10 posti, un’altra casa con 8 singoli e 3 nuclei
familiari, 8 posti in albergo per l’emergenza freddo, tutto gestito dal
servizio di Portineria insieme all’Arci che ne garantisce gli ingressi,
la permanenza e la rotazione. Per
l’assistenza diretta e indiretta per anziani e non autosufficienti sono
destinati oltre 2 milioni di euro (assistenza socio sanitaria,
contributi per affitti e bollette, progetto “Anziani fragili”). Circa
3 milioni per i disabili (assistenza domiciliare e scolastica,
residenze, centri diurni, ausili, abbattimento barriere architettoniche
ecc). Considero
questi dati e queste cifre parte della missione che ci è stata
consegnata dai cittadini. Per questo insisto sulla necessaria sobrietà
dell’informazione. E
voglio sottolineare che tutta questa “impalcatura” di numeri, è retta
dalla dedizione e dall’impegno di quei dipendenti comunali - nei
confronti dei quali Padre “Nike” ha espresso giudizi ingenerosi e
ingiustificati - che tutti i giorni affrontano un lavoro fatto di
drammi, ma anche di gioia per i casi risolti, per le persone aiutate a
inserirsi in un percorso positivo nella società. Casomai
non si deve dimenticare che questi soldi che il Comune eroga per il
sociale, fruttano ancora di più grazie ad una componente importantissima
di questa città: il volontariato, che aiuta l’Amministrazione a far
giungere alle persone fisiche le risorse messe a disposizione. Si potrebbe fare ancora di più? Sono
convinto che, specie in un momento in cui la crisi economica morde con
particolare ferocia, ci sia bisogno di maggiore coesione, pur nella
diversità di vedute e di approcci, invece di esaltare le differenze e i
protagonismi individuali. Dobbiamo
mirare tutti ad una progettualità di sostegno non occasionale alle
persone più deboli. Per questo il Comune si farà carico nel prossimo
mese di gennaio di proporre alla città una ulteriore occasione di
analisi e di costruzione di strategie per affrontare le criticità e i
disagi esistenti e quelli che purtroppo si acuiranno con la crisi e con
la drastica riduzione delle risorse destinate agli Enti Locali a fronte
di un imponente aumento della pressione fiscale sui lavoratori e sui
pensionati. Forse collaborare, creando fiducia nelle relazioni, è la maniera per fare di più".
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Thursday, January 5. 2012
"Eurocargo Venezia”, il Sindaco ha chiesto aggiornamenti al Comandante della Capitaneria Cosimi:
“Chiediamo alle istituzioni competenti di fare quanto è possibile per
accelerare le operazioni di ricerca e recupero del materiale caduto in
mare" Livorno,
4 gennaio 2012 - Il Sindaco Alessandro Cosimi, accompagnato dal vice
sindaco Bogi, si è recato questa mattina alla Capitaneria di Porto di
Livorno, per avere dal Comandante Ilarione Dell’Anna informazioni sugli
sviluppi della vicenda dell'incidente dell’"Eurocargo Venezia", che ha
perso in mare il 17 dicembre scorso due semirimorchi, con a bordo merce
pericolosa in fusti. Il
Sindaco, nel ribadire la propria stima e fiducia nell’operato della
Capitaneria e nel riconoscere la serietà della sua azione, ha chiesto di
conoscere con maggiori dettagli la dinamica dell’incidente; ha chiesto
inoltre di avere chiarimenti sul contenuto dei fusti, e sulle
operazioni in programma per il loro recupero e smaltimento. “E’
necessario garantire - ha sostenuto il Sindaco - la tutela
dell’ambiente e fornire una informazione più puntuale alla città anche
per avere la reale dimensione dell’incidente e della sua gravità”. “Chiediamo
in maniera convinta e preoccupata alle istituzioni competenti – ha
detto ancora il Sindaco - di fare quanto è possibile per accelerare le
operazioni di ricerca e recupero del materiale caduto in mare, secondo i
metodi convenzionali stabiliti dalla legge. Richiediamo inoltre un
maggior coinvolgimento del Comune nelle future attività di monitoraggio
della vicenda. Non che avremmo potuto fare meglio, ma siamo rimasti
sorpresi dal nostro mancato invito alla riunione del 30 dicembre in
Prefettura”. Il
Sindaco ha infatti fatto presente al Comandante Dell'Anna che il Comune
di Livorno è stato informato della vicenda soltanto il 29 dicembre,
quando si è appreso, attraverso una nota della Direzione Generale
dell’Azienda ASL 6 Livorno (a cui sono state allegate in copia le note
Prot. 50560 e 50564 del 27 dicembre 2011 della Capitaneria di Porto ed
un parere dell’ISPRA del 21 dicembre 2011), della richiesta
all’Assessore Regionale Diritto alla Salute di attivazione di un tavolo
tecnico. Tavolo, a cui il Comune, come detto, non è stato invitato, che
si è riunito il 30 dicembre in Prefettura e dove i presenti (Regione
Toscana, Provincia di Livorno, Capitaneria di Porto, Arpat, Ispra,
Vigili del Fuoco e Asl) hanno convenuto nel ritenere “che la situazione
non destava particolari allarme per la salute e l’ambiente, ma che sia
necessario proseguire in maniera ancora più coordinata un attento
monitoraggio delle aree e delle coste, ciascun ente per la parte di
propria competenza, al fine di riscontrare eventuali elementi
significativi collegabili all’evento”, così come si legge nel comunicato
diramato dall’ufficio stampa della Prefettura. La
Protezione Civile del Comune di Livorno, comunque, si è prontamente
attivata contattando una ditta specializzata per l’eventuale recupero
dei bidoni nel caso in cui dovessero spiaggiarsi sulla nostra costa. Al
termine il comandante Dell’Anna ha confermato al Sindaco Cosimi di aver
inviato una diffida all’armatore Grimaldi per obbligarlo alla ricerca e
al recupero dei fusti, cosa che, sempre sulla base delle informazioni
fornite, sta avvenendo. Il vertice della Capitaneria ha poi rassicurato
il Sindaco sulla tempestività delle informazioni relative a tutti gli
sviluppi della vicenda.
Patto di stabilità, un intervento del Sindaco Cosimi Livorno,
3 gennaio 2012 – In relazione all’articolo intitolato “Ribellatevi al
patto di stabilità e riducete i tempi della burocrazia”, pubblicato da
La Nazione, il sindaco Alessandro Cosimi ha inviato un intervento alla
stampa. “Nel
momento in cui la crisi morde di più le imprese e il mondo del lavoro
- afferma il Sindaco di Livorno Alessandro Cosimi - è importante che
allarmi e sollecitazioni vengano indirizzati nella giusta direzione. Per
questo, senza alcuno spirito polemico, ma solo per ricondurre la
discussione sui fatti concreti, e documentabili, penso sia utile fare il
punto sullo stato dei pagamenti del Comune di Livorno verso i propri
creditori”. “Nell’anno
appena terminato – dice il Sindaco - il Comune di Livorno ha pagato
somme per un ammontare di circa 182 milioni e 500 mila euro, comprensivi
degli stipendi dei dipendenti, che contribuiscono ad alimentare
l’economia locale. Di questi, 167 milioni di euro per le spese correnti
(pari a circa 14 milioni mensili) e 15 milioni per le spese in conto
capitale. Di queste ultime ne restano da pagare 4 milioni e 350 mila
euro, che saranno messi in pagamento nei primi mesi del 2012 nel
rispetto del Patto di Stabilità”. Altro
dato importante correlato è quello dei tempi di pagamento: “Per le
spese correnti, per tutto il 2011- spiega - sono stati di 30-60 giorni.
Nei casi in cui i pagamenti sono stati fatti oltre i 60 giorni, la causa
è da imputare a problemi legati al fornitore: i più frequenti sono
stati irregolarità del Documento Unico di Regolarità contributiva (DURC)
e la mancata comunicazione del conto corrente dedicato. Per i pagamenti
in conto capitale i tempi di pagamento sono stati di 150-170 giorni,
sempre e comunque nel rispetto del Patto di Stabilità, che ricordiamo
essere una Legge dello Stato alla quale i Comuni non possono sottrarsi”. E’
bene soffermarsi su uno dei problemi più frequenti che a volte ritarda
il pagamento delle fatture di spesa corrente: l’irregolarità del DURC. Ebbene,
il Comune di Livorno è stato uno dei primi a proporre e a mettere in
atto una soluzione che realmente sblocca molte situazioni contabili,
altrimenti insanabili. In altre
parole il Comune si assume l’onere, previa autorizzazione del fornitore,
di pagare per suo conto i debiti verso gli istituti previdenziali ed
assicurativi, sbloccando così l’emissione del DURC. Quindi liquida a
fornitore la parte a saldo a lui spettante. A
proposito della necessità di rispettare il Patto, legge dello Stato, il
Sindaco riporta quanto avvenuto pochi giorni fa al Comune di
Alessandria “dove è stato arrestato il Ragioniere Capo e dove
l’assessore al Bilancio ed il Sindaco sono stati raggiunti da un avviso
di garanzia proprio perché non hanno rispettato il Patto di Stabilità.
Un Sindaco - sottolinea Cosimi - non può mai agitare la demagogia della
disobbedienza fiscale nei confronti dello Stato!” “E’
giusto poi ricordare – prosegue il Sindaco - che fino al pomeriggio del
30 dicembre i nostri uffici finanziari hanno monitorato i dati del
Patto così da poter soddisfare il maggior numero di fornitori; ciò ha
reso possibili ulteriori pagamenti di oltre 410 mila euro, proprio
l’ultimo giorno utile dell’anno”. Il
Sindaco infine tiene ad affermare che “da parte nostra c’è sempre stata
grande attenzione ai nostri fornitori, anche attraverso il ricorso a
strumenti finanziari come, ad esempio, l’anticipo fatture. Il Comune –
specifica - ha stretto infatti un accordo con le maggiori banche locali
per l’apertura di linee di credito agevolate a favore di soggetti che
vantano un credito certo ed esigibile con il Comune stesso. Nel 2011
sono state da noi anticipate agli Istituti di Credito fatture per un
totale di circa 2 milioni e 150 mila euro, di cui 1 milione e 850 mila
relative alla spesa corrente e 300 mila in conto capitale. Mi preme far
notare – conclude il Sindaco - come nessuna richiesta in tal senso
avanzata da imprese nostre creditrici sia stata respinta dalle banche
che hanno sottoscritto l’accordo”.
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Monday, December 5. 2011
Rifiuti urbani: “Solo con la nuova società pubblico-privata dell’Ato Toscana Costa tuteleremo gli interessi pubblici e generali, garantendo efficienza, qualità e occupazione” L’intervento del Sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, durante la discussione in Consiglio Comunale (30 novembre 2011) sulla delibera sulla “costituzione di società Mista per l’affidamento del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani nell’Ambito Territoriale Ottimale “Toscana Costa”: adesione del Comune di Livorno”. Credo che la discussione di stamani abbia segnato un elemento di conferma anche non banale di quel problema che segnalammo qualche mese fa quando forse, anche grazie a un punto di vista che non è sempre agevole da frequentare, che è la relazione con Anci, avevamo chiesto al Consiglio Comunale di assumere una valenza che fosse di accettare la discussione in campo aperto, perché era evidente che avremmo dovuto affrontare temi e modalità che avevano sicuramente per il periodo la necessità di una nuova codificazione. A quel tempo venni accusato di buonismo che in qualche modo appariva essere un elemento negativo: mi sembra che l’andamento della discussione dell’oggi sia una conferma che o il Consiglio Comunale è interprete e protagonista di questa riflessione o ci perdiamo la riflessione sullo scenario complessivo. Lo dico perché la discussione di stamani ha tre punti che sono per me essenziali. 1. La questione dell’azienda. Molti discorsi, ma in verità la critica serrata che è stata fatta in questi anni, è quella della scelta di mantenere il cento per cento l’azienda pubblica. Siamo stati fortemente criticati in questo senso. Abbiamo creato le condizioni per cui questa azienda possa fare l’interprete e abbiamo costruito un’operazione e un’opzione verso la New-co non solo interprete e partecipe. La nostra scelta di conferire non è un elemento banale, ma guarda un ruolo che può giocare questa azienda, questa città dentro lo scenario nell’ambito territoriale ottimale allargato alle varie provincie. Questo dato non può essere considerato un dato accessorio, anche per le scelte che lo accompagnano, come riportare la TIA dentro al bilancio del comune, costruire una relazione su una forte patrimonializzazione dell’azienda. La lettura di un bilancio si fa sul patrimonio netto, si fa su quello che si determina non solo come flussi di cassa. Il fatto che ci sia una volontà da parte nostra di rafforzamento dell’azienda è dimostrato da questo percorso, da quello che stiamo facendo in questi giorni, dalla battaglia che stiamo facendo contro l’eventualità che la Regione accetti l’allargamento delle discariche: otto milioni di tonnellate divisi tra le discariche di Peccioli, Terranova Bracciolini e Rosignano, determinano un’offerta di possibilità di ingresso di materiale di discarica che va nella direzione opposta alla modernizzazione indicata dalla direttiva europea. Non polemizzo, ma vorrei ricordare il codice ambientale, codice Matteoli, che ad un articolo indica la messa a dimora del rifiuto senza investire su sistemi tecnologici di ammodernamento, consente anche in altre parti dell’Italia di lavorare in perdita sulla qualità del servizio. Dall’altra parte dico che è evidente che noi non ci vogliamo liberare dell’azienda, sapendo una cosa però che è il secondo punto. 2. Su questo terreno noi oggi che cosa decidiamo? Facciamo una scelta di una società 100% pubblica che apre uno scenario all’interno delle norme che è quello di costruire una società mista. Mi rivolgo al Consigliere Ciacchini e voglio leggere quello che dice Berlusconi alla BCE “Nel frattempo, fra i primi in Europa, l’Italia ha aperto alla concorrenza il mercato della distribuzione del gas: sono stati adottati e saranno a breve pubblicati nella gazzetta ufficiale i regolamenti che disciplinano le gare per l’affidamento della distribuzione del gas in ambiti territoriali più ampi dei comuni. Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d’impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali”. Cosa vuol dire? Che il programma governo che lei sosteneva prevedeva la privatizzazione. Mi deve perdonare perché siccome lei è un avvocato, mi sono preso anche la Legge 138 perché senza questa non si capisce di cosa si sta parlando… lettura. Con la risposta dell’azienda mista rispondiamo con un’idea che è nostra, di tutela del patrimonio pubblico, rispetto alla L. 138 che pone di trasformare in aziende private. Sottolineo questo guardando a Lamberto Giannini e a SEL: se noi non facessimo oggi questo percorso(poiché il primo ministro Monti richiama nel bell’intervento che ha fatto allo scenario di oggi e domani per le strategie competitive presso Ambrosetti in cui richiama il fatto che l’impegno per le liberalizzazioni deve portare l’ingresso nel rapporto col capitale privato) saremmo debolissimi perchè io credo che questo governo il 5 dicembre dirà che la parte di competizione con l’Europa la facciamo aumentando la partecipazione del privato ai percorsi che sono quelli dei servizi pubblici locali. È legittimo non essere d’accordo, ma non si può sostenere che noi stiamo operando una privatizzazione. È una cosa non vera, è il contrario della privatizzazione. La NewCo nel percorso che si è data si andrà a costituire ai sensi, appunto, delle norme che abbiamo e che si chiamano “adeguamento della disciplina nei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’Unione Europea”, gli articoli che sono stati citati e fatti nella Legge subito dopo il referendum sono fermo restando ai commi 8, 9, 10 e 11 nel caso di procedure aventi ad oggetto al tempo stesso la qualità di socio al quale deve essere conferita una partecipazione non inferiore al 40% e l’attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio il bando di gara o la lettera d’invito deve assicurare che: a) il criterio di valutazione delle offerte basate su qualità e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie. Lo sapete cosa vuol dire? Che il privato stabilisce una connessione con le operatività indipendentemente dalla questione delle quote societarie in funzione del fatto che prende il 40%. I criteri di valutazione delle offerte basate sul corrispettivo del servizio prevalgono di norma per l’intera durata del servizio stesso e ove ciò non si verifica si proceda con un nuovo affidamento. Ciò vuol dire che se a AAMPS non le facciamo fare questa operazione il nuovo affidamento va verso la gara del privato, totale, 100%. Siano previsti modalità di liquidazione del socio privato all’accettazione della gestione. Ciò significa che la remunerazione del capitale che abbiamo abbattuto con il referendum ritorna alla fine della concessione per il socio privato ove questa diventi un punto nel quale il tempo è ulteriore all’affidamento. Se l’investimento del socio ASA è di 25 anni per il piano di bancabilità e di investimento e l’affidamento è per 20 anni mi devi garantire che quei 5 anni il capitale pubblico li remunera. Allora amici, compagni, consiglieri, questa è una difesa seria del rapporto pubblico-privato, dove si costruisce un’opportunità per i lavoratori delle aziende di non vedere in crisi il proprio posto di lavoro, dove si vede per le comunità che hanno strutturato dalla Legge Giolitti in poi, che stabilì le municipalizzate un filo che consente di poter governare nei territori. A meno che non si voglia anche contraddire il codice civile, quando parla del codice delle società quando dice all’art. 2371 sancisce le relazioni. Nello statuto che viene posto, il consiglio di amministrazione della società può arrivare a otto, di cui la relazione è 5-3, 5 pubblici e 3 privati. Se è 5, allora il rapporto è 3 e 2 significa che dentro il consiglio di amministrazione, l’amministratore delegato ha il controllo della parte gestionale, ma la parte strategica la fa il pubblico, dopodiché può non piacere ma è nel solco di una cultura e dentro questo passaggio avverto un ulteriore problema, politico. Deve esser chiaro, la mia simpatia per il governo Monti è molto limitata, non perché consideri questo governo negativo, molto meglio del governo Berlusconi, ma il punto nodale è che oggettivamente siamo di fronte a un passaggio che deve portare alla riflessione del concreto dei problemi. Se oggi rinuncio per esempio a governare in questa logica un problema come quello dei servizi pubblici locali qual è l’altro spazio? È lo spazio di una relazione con quali norme? Con quali modalità? Con l’Unione Europea che determina nell’ultima finanziaria che è stata approvata una condizione per la quale l’affidamento “in house”, cioè tutto pubblico, può avvenire solamente al di sotto dei 900mila euro di volume di affari! Dopo un ampio dibattito la Lega ha sostenuto questa soglia, mentre il PDL sosteneva i 500mila euro. Allora su questo punto deve esser chiaro che è un andamento generale nel quale si devono preservare le esperienze dei territori. E questo non lo si fa se non attraverso un’economia di scala che veda il principio per cui l’ottimizzazione dei servizi non deve perdere le relazioni del territorio, ma non può nemmeno più stare nemmeno in una condizione nella quale si definiscono condizioni, perché la mia azienda è migliore se io comando. Se si sceglieva in base alle tessere, andava come presidente Aamps una persona con un curriculum completamente diverso dall’attuale. 3. Siccome su questo bisogna essere onesti ci sono tre linee politiche in questo consiglio comunale. Una, quella del PDL tradizionale che dice le cose che sono state messe da Tremonti nella L. 138, nella L. 113 in cui viene contraddetto attraverso l’abolizione del 23 bis. Cosa fa allora il governo? Ripropone la Legge 138. È una scelta. Su questo punto la nostra risposta è una modalità diversa: e qui ci sono altre due linee politiche. Una espressa dal Consigliere Giannini che dice: Noi siamo contro l’accettazione di queste regole. Ma una maggioranza non può avere la vocazione dell’opposizione, ma deve avere la vocazione della maggioranza. Se poi un domani sarà un problema di concretezza come affronteremo quel problema è nelle norme e nella volontà politica ma questa non prevarica le norme, sono le norme che guidano sennò domani quei lavoratori che vogliamo difendere di fronte a un governo che cambiasse le norme con una volontà politica diversa vorrebbe dire che “mando una lettera e ti licenzio”. Fare questa operazione difende il pubblico e in questa operazione mi muovo dentro un concetto che sta alla base di una possibilità di stare dentro una relazione anche dell’esperienza dei territori. L’altra linea politica che si affronta è quella che è stata espressa sulla New-co. Non dobbiamo vendere nulla, lì c’era una trattativa tra soggetti, qui i patti parasociali nascono dalla volontà del soggetto che è 100% pubblico, quindi la gara dove i patti parasociali non sono un confronto on/off tra due soggetti davanti a un tavolino. Sono elementi che guardano a una possibilità che nel bando di gara per individuare il socio privato al 40% si costruiscano queste questioni per cui sarà alla base della gara il dimensionamento della relazione tra i poteri dell’amministratore delegato e quelli del consiglio di amministrazione, dove la maggioranza resta pubblica. Allora su questo c’è l’altro elemento di garanzia del pubblico. Non l’ho mai fatto, ma mi voglio togliere un momento la giacchetta del Sindaco che rappresenta tutta la città, e voglio fare un secondo solo un uomo di partito. Non si può nemmeno accettare che gli schiaffi si prendono tutti noi perché si risolve il problema, e quando si arriva in fondo ci dicono ci vuol ben’altro. Io sfido tutti a fare meglio di così, perché dentro questa questione c’è un dato oggettivo che è quello di governare i problemi. E dico al Consigliere Lorenzo Cosimi che non è possibile tenere un assessore dentro una giunta regionale che propone questa cosa, che lo approva, e poi dopo entrare dentro un percorso diverso. Si può segnalare la propria posizione, si può stare a latere perché questo elemento può diventare un segno di distinzione politica, ma se parte un elemento che riguarda la riforma istituzionale degli ATO dentro la Regione Toscana, chi la vota ha una responsabilità oggettiva. E non si può pensare su questo che sia salvifico il distinguersi all’interno delle forze politiche. Sono stato nel partito che ho avuto l’onore di rappresentare per lunghi anni, maggioranza e minoranza. Sono stato minoranza in un momento molto delicato di quel partito per la sua trasformazione e a quel tempo stetti tranquillamente dentro un percorso. Devo dire con grande franchezza che questo consiglio comunale si deve assumere la responsabilità di rispondere ai problemi concreti. Credo che oggi facciamo il primo passaggio, sapendo che torneremo a discutere di queste questioni in maniera serrata. Non crederete mica che i sindacati mollino la presa su come si fanno le cose? Non penserete mica che i lavoratori si facciano trasportare da un posto all’altro? E questo fatto che è un elemento di fondo non possiamo sottovalutarlo stamani, diamo un respiro di risoluzione e di riforma al problema che abbiamo davanti, perché questo consenta di dire che questo consiglio comunale ha una strategia, sapendo che dentro questo la battaglia politica che fa è per la valorizzazione. La privatizzazione è quella della Legge 138 che dice “se non fate niente si dà tutto al privato”, se si dà la maggioranza al pubblico si chiama rapporto pubblico/privato che, nelle condizioni economiche date di questo paese, è un elemento di fondo sul quale dobbiamo andare a trovare investimenti per far funzionare le cose.
Friday, May 20. 2011
Dopo gli incidenti in Piazza CavallottiIl Sindaco di Livorno ha incontrato una delegazione della comunità senegalese e dell’Arci.Cosimi: “Rispetto della legalità e nuove possibilità per gli immigrati: una sfida da vincere”
“Credo che ciò che è successo sia la rappresentazione, con momenti drammatici, di una situazione difficile nella quale, da un lato, vi è la necessità di molti di questi ragazzi di guadagnare qualcosa, dall’altro la nostra irrinunciabile, necessaria ed opportuna espressione di volontà del rispetto della legalità.” Si è espresso così il Sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, dopo essersi incontrato questa mattina con i rappresentanti della comunità senegalese e dell’Arci. La riunione è svolta, in Palazzo Comunale, subito dopo gli incidenti tra gruppi di venditori senegalesi e Vigili Urbani, avvenuti nella popolare Piazza Cavallotti. Il Sindaco era accompagnato dagli assessori Picchi e Bernardo, e dal comandante dei Vigili Urbani, Pucciarelli. “Su questi fatti - ha proseguito - alcune ricostruzioni che sono fatte e che disegnano elementi persecutori nei confronti dei ragazzi senegalesi non solo non ci trovano concordi, ma riteniamo che siano frutto dell’emozionalità. I nostri vigili hanno sempre gestito le difficoltà dell’immigrazione con razionalità e intelligenza.” “Nell’incontro che abbiamo avuto – ha affermato il Sindaco - abbiamo dato la nostra disponibilità di comunità accogliente, ma abbiamo anche chiesto che ci sia il rispetto della legalità. Siamo ben consapevoli che vi sia da parte di questi ragazzi la necessità di sopravvivere, però – ha ribadito Cosimi - il percorso della vendita di merce contraffatta e di merce che in qualche modo finisce per ingrassare il mondo del crimine, per noi è inaccettabile.” I rappresentanti della comunità senegalese e dell’Arci hanno pienamente condiviso queste affermazioni, chiedendo di poter partecipare attivamente ai percorsi di legalità. Per poter far questo hanno evidenziato la grave situazione che si determina nei rilasci dei permessi di soggiorno, il cui mancato ottenimento, hanno detto, impedisce la possibilità di svolgere lavori regolari. Per quanto riguarda il problema del rilascio dei permessi di soggiorno “non siamo in condizione – ha spiegato il sindaco - di entrare nel merito del loro rilascio e quindi non possiamo programmare la presenza degli immigrati sul territorio. C’è una richiesta dell’Anci, che oramai giace da anni, di coinvolgerei Comuni nel percorso del rilascio dei permessi di soggiorno. Le modalità con cui oggi, in Italia, vengono ottenuti hanno un tanto di burocratico che, come questi ragazzi ci segnalano, sono un ulteriore elemento di tensione. Ci adopereremo per sollecitare un approccio a queste pratiche il più sollecito possibile”. Tornando alla situazione dell’area di piazza Cavallotti il sindaco ha ricordato che “questi ragazzi hanno gli spazi, ma il problema vero è che anche su questo gli accordi vecchi, come l’Assessore Bernardo spiegava alla delegazione, sono venuti meno, nel senso che il cambiamento delle situazioni determina probabilmente anche esigenze di tipo diverso e, dal loro punto di vista, anche necessità di miglioramento di prospettive”. “Ci è stata poi segnalato – ha proseguito il sindaco di Livorno – che, ad avviso di questi ragazzi, vi sarebbe stato un eccesso nel comportamento dei Vigili Urbani nei loro confronti, dicono che alcune situazioni sono dirette e organizzate contro di loro. Ascolto tutti, ma sono convinto che i vigili sul territorio stanno facendo un grande lavoro e in una fase così difficile rispetto alla percezione di sicurezza noi non possiamo che dirci contenti del corpo dei vigili e del loro Comandante. Noi abbiamo una forte richiesta di presenza sul territorio, anche oltre le nostre competenze, dove i cittadini hanno attività e vogliono che ci sia la presenza dei vigili”. “Questi ragazzi - ha sostenuto - hanno chiesto un’attenzione maggiore nei confronti dei loro problemi, e a loro ho assicurato che insieme lavoreremo per trovare le possibili soluzioni. Soluzioni che non possono essere nell’illegalità, altrimenti ci saranno tensioni sociali sempre più forti: tra i cittadini residenti, tra i cittadini che attendono il permesso di soggiorno e i cittadini che poi fanno gli esposti contro queste situazioni.” “Nei prossimi giorni – ha concluso il sindaco Cosimi - continueremo a mantenere una presenza all’interno dell’area teatro delle tensioni di oggi e, ovviamente, discuteremo con questi ragazzi per capire se ci sono elementi che possono allentare la tensione. Per fare ciò partiamo dalla convinzione condivisa sia dal rappresentante della comunità senegalese che dal Sindaco: non si può derogare dalla legalità. La verità è che si è ormai strutturato un sistema in Italia, non si può accettare che Prato, Napoli e la camorra possano inondare l’Italia di roba falsa. E’ un problema e, lo dico da Sindaco impegnato nella direzione nazionale dell’ANCI, bisognerebbe che ci fosse su questo, alla fonte, e, un po’ più di rigidità”.
Friday, April 29. 2011
Le manifestazioni di Livorno per il 25 aprileIl Sindaco Cosimi: “Il 25 aprile è la festa della maturità della democrazia italiana”Consegnata la Livornina d’oro a Mario Canessa. L’intervento del Sindaco di Livorno. “Il mio saluto va alle autorità militari civili e religiose. La celebrazione di oggi non è per noi una festa esclusivamente dedicata al ricordo. Faremo invece una celebrazione che consentirà di avere in questo anniversario della Liberazione la possibilità di riflettere tutti insieme sulle situazioni che hanno portato al 25 aprile del 1945. Mai, da quando ho avuto l’onore di essere Sindaco, abbiamo cercato di chiudere queste manifestazioni ingessando il ricordo di quegli eventi , abbiamo sempre cercato un punto, non di parte, che ci consentisse di riflettere anche sull’oggi. Oggi abbiamo l’onore di poter conferire a Mario Canessa la Livornina d’oro e l’abbiamo fatto scientemente in questa data, perché in quei giorni vi furono comportamenti e comportamenti, e lo abbiamo fatto perché ricordare quello che è accaduto davvero facendolo raccontare a coloro che c’erano, consenta di rendere vivo e reale, soprattutto per i più giovani, l’elemento del ricordo. Soprattutto pensiamo che queste persone che hanno speso la loro vita in un momento, molte di queste sono state uccise, hanno sofferto, molte famiglie sono state smembrate, ma poter parlare con quelle persone ci consente di poter ricordare in maniera vitale. Quando queste persone non saranno più con noi, questo ricordo dovrà essere un ricordo vivo e vitale, perché non possiamo pensare che si possa ridiscutere in maniera sbagliata quello che è un dato consolidato. In questi giorni assistiamo a discussioni francamente incredibili: l’abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del Partito Fascista, qualcosa che a nostro giudizio, non solo offende, ma è assolutamente a-storico. Una volta quando abbiamo presentato in Livorno Notizie la biografia di Maria Canessa, portai l’esempio che avevo ripreso dal libro di Jonas, dove veniva raccontata la storia, avvenuta ad Auschwitz, dell’impiccagione di due adulti ed un bambino,e colui che rimane vivo per mezz’ora e tutti sono costretti ad assistere a quell’agonia, è il bambino. In quel libro, che parla della banalità del male, si parla di una condizione che è storica, sulla quale non si può tornare a discutere oggi pensando, con un buonismo d’accatto, che quelle cose non hanno il diritto di essere cancellate dai comportamenti degli uomini. Noi abbiamo invece il dovere di cancellarle come fatto della memoria comune che rigetta quelle atrocità, perché chi pensa di ricostituire il Partito fascista non ha una memoria comune con tutti gli altri italiani e questo va detto con chiarezza, perché i modi con i quali quest’oggi si discute potrebbero togliere anche la possibilità ai più giovani di comprendere ciò che è avvenuto in passato. Oggi siamo davanti ad un dato terribile, che è quello per cui attraverso il modello della comunicazione se si da una notizia ripetendola tante volte, alla fine una parte di essa diventa vera. Anche in questi giorni una discussione, ad esempio, su quello che fu il ruolo di Gentile e debbo dire che sono tra quelli che pensano che, rispetto all’opera di questo filosofo, sia anche opportuno riveder alcune cose del suo dibattito con Croce. Ma nessuno può dimenticare che nel 1925 scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti e soprattutto, siccome oggi diamo la Livornina d’oro a Mario canessa, nessuno può scordare che nel 1938 Gentile partecipò alla scrittura del “manifesto per la difesa della razza”. Questi sono i punti sui quali si fonda una comunità: il rispetto dell’altro, la volontà per cui non debba essere una guerra di liberazione, la possibilità per i giovani di pensare e progettare il futuro con fiducia. Quest’anno cadono anche i 150 anni dell’Unita d’Italia: abbiamo necessità di legare al futuro un elemento di speranza e niente può essere banalizzabile. Oggi ho incontrato tanti amici e un pensiero va anche a Bruno Bertini, che non è in buone condizioni di saluto, ed è persona che tanto ha dato a questa città e che in questi giorni si chiedeva, con la cultura di persona anziana, “ma come è possibile che accadano queste cose?”. Bando alle polemiche: il 25 aprile è la Festa della Liberazione d’Italia, del popolo italiano e noi non consentiremo che nessuno tolga al popolo italiano la possibilità di fare questa festa. Non faccio polemiche, ma un punto è chiaro: chi ieri ha pensato che questa festa potesse essere abolita è stato costretto ad andare a festeggiarla. Perché? Perché è una festa del popolo italiano. Voglio anche ricordare il grande apporto delle Forze Armate italiane che scelsero, in grande parte, dopo l’8 settembre di stare dalla parte dello Stato e della libertà. Quello era un esercito di popolo, di leva e scelse per grande parte la libertà andando a combattere insieme agli alleati e alla Resistenza. E voglio ricordare anche un’altra cosa, sulla scia delle riflessioni su Gentile: non è possibile dire che chi scelse di andare a combattere per la Repubblica di Salò sia eguale a quelli che hanno scelto la Resistenza. Non è possibile, e lo dico sapendo che ci sarà un momento, nella storia, occorrerà riflettere che anche in quegli errori si disegnava la storia di un popolo. Oggi però credo che abbiamo bisogno di ripensare a Istituzioni che abbiano dei punti fermi. Non è polemica e non è intoccabile, ma non si può pensare che tutte le settimane ci sia qualcuno che vuole cambiare la Costituzione. Anche su questo, credo che ci voglia una grande volontà di tutti gli schieramenti per aprire una discussione, che non sia contingente ad una polemica del momento, ma che rispetti ciò che il popolo italiano ha costruito. Lo dico perchè penso davvero che i punti fermi di questa nazione possano aiutare a costruire un futuro per i giovani. Guardo al Mediterraneo con grande preoccupazione, troppe volte gli Stati e l’Europa tutta sono stati in grado di riflettere solo su passato e non leggere gli scenari futuri. Non possiamo ripetere gli errori del passato, ma dobbiamo costruire la maturità di questa democrazia. Per questo credo convintamene che il 25 aprile è la festa della maturità della democrazia italiana. Vi ringrazio”.
Tuesday, March 15. 2011
"De Tomaso: un'impresa che mette questo territorio sui binari giusti della competizione positiva" “Voglio ringraziare i lavoratori. Il loro comportamento ha consentito che la crisi della loro azienda, la Delphi, fosse gestita con intelligenza e razionalità. Ci sono stati momenti bruttissimi, per molte cause e, per verità storica, non posso nascondere il rapporto difficilissimo avuto, in certi momenti, con il Ministero delle Attività produttive, e non lo dico certo per polemica politica. Per fortuna però con la Regione Toscana, con l’Assessore Simoncini e con il Presidente Rossi, abbiamo trovato una via per sistemare le cose. Ringrazio quindi i lavoratori, che sono stati presenti, attenti, critici, ma sempre pronti ad assumersi tutte le responsabilità per arrivare alla giornata di oggi. Ringrazio poi i sindacati, perché se non ci fosse stato un tavolo sindacale unito, non saremmo riusciti a portare in fondo, positivamente, la crisi che scoppiò all’annuncio della Delphi di chiudere lo stabilimento livornese. Ritengo giusto ricordare, per questo, il lavoro fatto insieme, tre anni fa, su tutto il comparto della componentistica della nostra area, quando eravamo in mezzo ad una gravissima crisi del settore. Possiamo dire che tante situazioni aziendali critiche le abbiamo affrontate, litigando e soffrendo, ma tra cassa integrazione e ammortizzatori sociali, oggi portiamo a casa una realtà più stabile, compreso TRW. Quella era l’azienda più in difficoltà, ancora non siamo riusciti a concludere l’acquisto di quell’impianto, ma abbiamo ottenuto un contratto di affitto di 6anni+6. Ciò vuol dire che quella multinazionale a Livorno ha uno stabilimento dove può produrre per altri 12 anni. Insomma, tutte le nostre industrie della componentistica auto le abbiamo “messe in fila” e quello che tre anni fa ci sembrava un momento di enorme preoccupazione, oggi è sicuramente superato ma la situazione economica mondiale, e il settore auto, non possono lasciarci tranquilli o far abbassare la guardia. Ringrazio i sindacati, quindi, perché un tavolo autorevole significa avere la possibilità di fare accordi seri. Possono ancora esserci critiche, ci mancherebbe, ma voglio sottolineare che oggi senza accordi e tavoli con le istituzioni e gli imprenditori non c’è territorio che possa aprire spazi allo sviluppo, perché nessuno può affrontare la globalizzazione da solo. Voglio infine ringraziare, con semplicità ma con grande simpatia, il dottor Rossignolo, perché con lui abbiamo vissuto insieme tutti i momenti al limite di rottura di questo progetto e siamo riusciti a superarli. Anche il ritardo con cui l’Unione Europea sta rispondendo al finanziamento della formazione professionale dei dipendenti De Tomaso non dipende ad una cattiva volontà, quanto invece dalle azioni di lobbing, in questo caso non favorevoli, da “mostri” enormi che abbiamo davanti. Ricordate quando Rossignolo doveva acquisire la Bertone? Ebbene quella gara l’avevamo vinta, fu lo stesso Chiamparino, sindaco di Torino, a dirmi “mi sembra che non ci siano problemi per la vostra offerta”, la domenica mattina, invece, perdemmo la gara. Non è certo una critica a chi ha fatto altre scelte, posso anche comprenderle: tra voi, Livorno, la Toscana, Rossignolo, e la Fiat preferiamo quest’ultima, è un mondo che si è messo in mezzo! Ma abbiamo sempre recuperato l’arretramento, così dopo la Bertone ci siamo rivolti alla Pininfarina e ad altre cose ed oggi siamo qui davanti a questa vettura. Voglio dire qui una cosa che nessuno conosce, ed è il più bel complimento che posso fare al dott. Rossignolo. Questa auto è stata disegnata da un ragazzo che ha meno di trent’anni: davanti a tutti i mostri sacri della Pininfarina il dottore e i soci hanno scelto un ragazzo di meno di trent’anni! E’ un segnale questo, e lo dobbiamo rilanciare in questo territorio: i giovani, i lavoratori, i sindacati, tutti competono positivamente per lo sviluppo e difendere i diritti dei lavoratori, le istituzioni stanno nel mezzo per ridistribuire. Occorre poi dire che chi fa un investimento ha diritto a regole certe e al rispetto dei cittadini lavoratori, e le Istituzioni sono i garanti per entrambi. Noi qui ci troviamo ad aprire un’impresa che mette questo territorio sui binari giusti della competizione positiva e credo che il dottor. Rossignolo, che non è un ragazzo, abbia dato un segnale di modernità molto, molto più importante di tanti che mentovano linguaggi con i quali ci vogliono convincere che abbassando il livello del costo del lavoro e dei diritti dei lavoratori si fanno le cose belle. Non è così! Oggi sono molto contento, anche per le critiche, ma dobbiamo continuare a stare, tutti insieme, intorno al tavolo per continuare a garantire lo sviluppo del nostro territorio. Su questo ci troverete sempre insieme, il Comune di Livorno, la Provincia, la regione Toscana. Grazie ancora al dottor Rossignolo e a voi tutti.”
Wednesday, March 9. 2011
Viva l'Italia! Nel 1911 i 50 anni dell’Unità Nazionale furono celebrati dal prosindaco dell’epoca Targioni Tozzetti nella cornice del teatro Politeama. Nel 1961 furono il sindaco Nicola Badaloni e il presidente della Provincia Guido Torrigiani a rileggere la realtà storica del Risorgimento e delle vicende complesse che avevano attraversato l’Italia nei primi cento anni della sua esistenza come stato unitario e indipendente. Nei loro discorsi si riflettono le diverse concezioni delle epoche in cui vissero, l’età giolittiana e l’Italia democratica e antifascista. Sono onorato di presentarli ai cittadini in questo numero speciale di Comune Notizie dedicato al 150° anniversario dell’Unità Nazionale. Una edizione che si completa con altri importanti contributi. Intanto quello relativo ai monumenti con cui la nostra città ha intenso onorare quelli che, a ragione, vengono considerati i padri della Patria, gli artefici principali del nostro Risorgimento: Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso conte di Cavour, il re Vittorio Emanuele II° e Giuseppe Mazzini La nostra città ha avuto un ruolo centrale nelle vicende del Risorgimento, dalla resistenza agli austriaci nel 1849 alla partecipazione di centinaia di volontari alla seconda guerra d’indipendenza fino alla spedizione dei Mille ed ai successivi moti per la liberazione di Roma. Voglio qui ricordare le gesta di patrioti come Jacopo e Andrea Sgarallino, Vincenzo Malenchini, Francesco Domenico Guerrazzi, Enrico Bartelloni. La storia ci ricorda che proprio Andrea Sgarallino affidò la bandiera che aveva salvato a Curtatone e Montanara al portabandiera livornese Cesare Gattai, uno dei più giovani partecipanti all’impresa dei Mille che cadde da eroe a Calatafimi. A lui, a Cesare Gattai dedicheremo un parco nel centro della città. Livorno ha voluto da sempre ricordare le figure più luminose, gli episodi più fulgidi della nostra storia risorgimentale dedicando strade e piazze, che in questo numero di Cn passiamo in rassegna perché la loro memoria sia sempre vivida e di insegnamento. Se rileggiamo insieme i soli nomi dei protagonisti di quegli anni e di coloro che li hanno celebrati e raccontati ci rendiamo conto della grande e preziosa diversità che essi hanno rappresentato: repubblicani, democratici, liberali, monarchici. Divisi negli ideali, spesso in contrasto tra loro ma uniti nella volontà di fare dell’Italia una nazione unita, libera e indipendente. Si tratta invece di ricordare quegli avvenimenti con la massima serietà storica e con il dovuto rispetto delle tante anime, dei tanti pensieri culturali e politici, che fecero vivere quegli anni così importanti per la storia d’Italia. Un’Italia che, si badi bene, esisteva ben prima della sua formazione istituzionale, ma che viveva la drammatica fragilità del dominio straniero e delle sue grandi differenze territoriali. Superato il primo, nel nome di una Patria che non si chiudesse in se stessa ma fosse in grado di svolgere un ruolo da protagonista nell’Europa degli Stati nazionali che si andava ormai consolidando, le seconde si dimostrarono sfide assai impegnative, che ancor il Paese affronta con grande fatica. Voglio sottolineare in sostanza che il Risorgimento fu un moto nazionale che attraversò l’Italia, ancora divisa, da sud a nord, che vide protagonisti i giovani, che in tanti dettero la vita in moti e battaglie, accorrendo a migliaia ad arruolarsi come volontari, le camice rosse garibaldine. Ma non fu una marcia trionfale. Dopo l’unità proclamata a Torino il 17 marzo, la realtà del nuovo stato si scontrò con il compito titanico di affrontare le questioni economiche e sociali drammatiche di un paese povero e diviso, alle prese con una “questione meridionale” che resta ancora oggi una sfida per lo Stato democratico. Un paese che grazie alla sua conquistata unità potè affrontare i tornanti di una irrinunciabile modernizzazione. La consapevolezza dei limiti con cui l’Italia si formò in Stato unitario ci fa dire che se 150 anni fa quel 17 marzo fu il punto d’arrivo del moto unitario dobbiamo, oggi, vedere i tanti progressi realizzati, senza dimenticare la tragica fase del fascismo che strumentalizzò la carica nazionale del Risorgimento e sottolineando la capacità della Resistenza – il nostro secondo Risorgimento - di riaprire quel percorso di unità nazionale nel nome della democrazia e della Costituzione Repubblicana. Stiamo ora vivendo una travagliata fase storica, che dobbiamo affrontare consapevoli della responsabilità che ci deriva dall’essere diventati uno dei più grandi Paesi del mondo, grazie al nostro sistema democratico, all’economia, alla cultura e alla coesione sociale. La nostra sfida è quella di portare a compimento il federalismo introdotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, avviato 10 anni fa, che si sta cercando di concretizzare in un quadro, purtroppo, di grande instabilità del processo di globalizzazione internazionale e con spinte interne troppo volte ad un tornaconto politico di corto respiro, e perciò insidiose e foriere di divisioni piuttosto che di rinnovata e moderna condivisione dello spirito di una Nazione, come l’Italia, protagonista del processo dell’Unione Europea. Credo quindi che il nostro compito sia oggi di impegnarci affinché si ricrei nel Paese e, soprattutto, nelle giovani generazioni il clima per lo sviluppo dell’Italia pienamente inserita nel quadro europeo, così da poter affrontare con il massimo della coesione sociale le sfide che ci arrivano da un mondo sempre più aspramente competitivo.
Friday, February 18. 2011
Un dato che va messo alla base del percorso per la nomina dell’Autorità Portuale è quanto meno la conoscenza dell’articolo 8 della Legge 84/94, perché occorre comprendere le sfaccettature di questo percorso e i rischi che vi sono. La legge parla con chiarezza di indicazioni a carico degli Enti locali e non parla di nomina, la quale è potestà del Ministro. Mi va bene, lo dico chiaramente, di assumermi tutte le responsabilità del caso e cercherò di parlare anche rispettosamente di tutti gli interventi del centro-destra meno di uno: quello del Consigliere Tamburini (PdL), che nel suo intervento, ancora una volta, divide strumentalmente due questioni. Difende l’opposizione, difende il Ministro, difende Piccini, non si è capito bene che cosa volesse che accadesse, perché dentro il principio delle cose che ha detto c’è un punto che è assolutamente falso. Nel primo e nel secondo intervento ha lasciato intendere che c’erano difese di Piccini di facciata e che questo Consiglio Comunale abbia fatto un percorso che fosse un infingimento dialettico. Le questioni per come sono rappresentate nella registrazione mi consentono di criticarlo e mi consentono di abbandonare quell’agreement che abbiamo avuto in questi mesi, nei quali sono sempre stato molto marginale rispetto ad alcune questioni. Il centro-destra porta la responsabilità del primo commissariamento (Lenzi, ndr) che non è stato edificante per la città di Livorno. Non mi sono mai permesso di andare su questo tema sapendo benissimo che alcune responsabilità sono tutte personali e non hanno niente a che vedere con tutta un’altra serie di temi. Però deve essere chiaro che se si cerca di far passare quel commissariamento come un elemento così, succedaneo, francamente si apre uno scenario nelle cose che ci diciamo che assume un tono completamente diverso. Anche perché il punto nodale di questo commissariamento è una scelta completamente diversa da quello che avvenne allora. Vorrei ricordare a chi in questa sede c’era già, alla stampa e al Consigliere Tamburini, che la scelta di quel commissario venne fatta su un nome all’interno della terna. Questo avvenne in assoluto dispregio delle indicazioni degli enti locali e ancora una volta quando si chiede alla città di contare di più -è questo che considero vile come atteggiamento- non si dice che la responsabilità è ancora una volta dello stesso Ministro, che fece la stessa scelta della terna, perché quella situazione in cui la terna venne indicata dagli enti locali fu sconfessata dal Ministro. Con il consigliere Raugei (PD), abbiamo avuto qualche discussione sull’idea dello sviluppo del porto, anche pesante, ma una cosa l’ha detta con vera correttezza oggi. Ha detto “c’è un punto sul quale tutti non possiamo perdere di vista un dato, portiamo una responsabilità”, lui ha parlato di mille famiglie, io ho immeritatamente la responsabilità della città. Invece abbiamo trovato una persona, un Ministro, che si permette di dire, attraverso un giornale, a me, agli enti locali che hanno fatto un percorso, una discussione seria, al Presidente della Regione, “tutti meno Piccini”. Ecco, anche come centro-destra dovreste essere offesi nella vostra dignità, perché voi avete il 30% di responsabilità di quello che accade in questa città. Io ne porto il massimo perché sono investito di ruolo di Sindaco, ma non potete sottacere che siamo venuti qui per costruire la candidatura di Piccini cercando di allargare la responsabilità della maggioranza e poi c’è stato chi si è distinto allora, ma non si può fare i giochetti sulla pelle della città. Questo è il punto. Noi siamo andati da un Ministro dicendo “Comune di Capraia, Provincia di Livorno, Comune di Livorno portano un peso che è quello di candidare Roberto Piccini, non in una nuova nomina, ma un rinnovo, un rinnovo dove un Consiglio Comunale dà un giudizio, un Consiglio Provinciale dà un giudizio e dentro questo che cosa accade? Nessuna possibilità per il candidato della città e degli enti locali. Ma di cosa stiamo parlando? E quando ho fatto il passaggio sulla simbologia del Presidente Rossi, l’ho fatta per chiarire bene qual è il livello di sofferenza. Vi invito a fare anche un sforzo di riflessione sull’immaginario collettivo di una storia in questa città e quando si dice “tutti meno quello” non è rivolto a Piccini, ma è rivolto alla città. È rivolto al fatto che la città non può scegliere il soggetto, all’interno di quella terna, che desidera venga nominato. Sinceramente non sono abituato a fare rovesciamenti dei percorsi. Credo con serietà di non capire più il significato della politica per come viene rappresentato: come si fa a dire che abbiamo avete fintamente sostenuto Piccini, quando le Istituzioni si sono fatte carico di un percorso e mettono in campo una situazione nella quale complessivamente i quadretti si anneriscono attraverso una logica che è chiara e conseguente? Francamente la mia percezione è che ci sia una finta discussione partendo dal punto di vista di quello che è il giudizio sulle cose. Il Consigliere Romiti (PdL), che io non condivido mai, dice “Piccini non ce lo volevamo più perché non era capace”. Io dati alla mano, confuto questa cosa. Il Porto di Livorno nel 2010 rispetto al 2009, movimenta circa 30 milioni di tonnellate di merce, e lo scalo labronico fa registrare numeri di assoluto rilievo per i dati del traffico totale con +13,2 rispetto al 2009, quando Genova sta sotto il 10%, con circa un 6,2%. Rammento ancora il positivo dato multi-proposta, questo porto conferma il trend positivo di crescita sia per i passeggeri sia per i traghetti e quando ci sono 9,9 milioni di tonnellate di merci che hanno aumentato la presenza del Ro-Ro. Tutto ciò conferma ciò di cui siamo convinti, cioè che la sola cultura del contenitore non basta a un porto come questo perché non siamo un porto intra-shipment, ma un porto che deve mantenere uno spazio proprio nel feederaggio e sapere quali che sono anche le scalature che può affrontare, sapendo che la prospettive della Darsena Europa lascia spazi liberi per altra merceologia e libera spazi progressivamente per intersezione con attività come quelle presenti (porto turistico, reficting degli yacht, riparazioni navali). Ebbene, noi il progetto l’abbiamo portato qui e il PDL ha detto no, quindi oggi non si può fare oggi un intervento così, bisogna parlare delle cose allora, per non cadere un’altra volta nel “trasversalismo” che caratterizza la discussione su questo. C’è una dignità della città, abbiamo fatto un’offerta, discutiamo delle cose. L’avevamo fatta alle categorie economiche, a quelli che oggi hanno diviso il peso della città perché qualcuno aveva misurato un percorso che vedeva apertura di conflitti che sul porto si chiamano auto-produzione, che si chiamano condizioni per cui gli articoli 18 possono fare cose che non sono nella legge, ma che consentono di aumentare il profitto senza ridistribuirlo, cosa che Piccini non ha consentito e che noi non consentiremo. Allora se il passaggio è questo è evidente che quando il Consigliere Giubilei (PdL) dice che il commissario “è una sconfitta della città” noi stiamo dentro un ragionamento complessivo, la sconfitta è di quella divisione prodotta nella città. Io continuo a sostenere che quel candidato sarebbe stato l’elemento sul quale produrre una modernità progressiva all’interno della quale costruire una comunità portuale che si dava nuove regole, ma non venite a dire che è una sconfitta della città, dite che è anche una sconfitta del vostro Ministro, perché dire che “voglio un Presidente di qualità”, come dice il Consigliere Romiti, è un fatto personale che non sta nemmeno nella cultura del centro-destra. Questo fatto impoverisce non il peso della città, ma la scelta di chi impedisce che Piccini diventi Presidente perché fa una cosa che ricadrà su di lui perché oggettivamente quello che viene dopo impegna il Ministro a un ruolo di contrattazione con la Regione e ne sarà molto più prigioniero. Gallanti è un signor tecnico, con un signor curriculum che ha un impegno precisa: superare una discussione che ha indebolito la città, e lo dico anche guardando il Consigliere Mancusi (PD) con il rispetto e la stima che ho sempre avuto nei suoi confronti. Ciò che la città ha prodotto in questo periodo è una contrapposizione di soggetti che portavano interessi di piccola dimensione e non hanno mai corrisposto al progetto che fosse oltre, ma stava dentro una mediazione tesa a distribuire quei pesi che erano già dentro la comunità portuale e a dire “io ti sistemo la questione del conflitto”. Da questa divisione nasce una candidatura esterna, alla quale noi avevamo già dato gambe, non certo nei nomi. Con grande serietà dico che quello che va difeso con forza è il progetto e il fatto che la discussione che è stata fatta qui non è un infingimento, lo dimostra il fatto che noi non potremmo accettare una condizione nella quale qualcuno dicesse che il Presidente della Port Authority verrà meno sul progetto di porto turistico, oppure sull’idea di sviluppo di Porta a Mare e costruirà un’operazione tendente a superare la nostra idea di sviluppo della città. Allora è chiaro che questa condizione determina due separatezze, di cui una chiarissima. La nomina dell’Autorità Portuale è cosa troppo importante per essere ricondotta a una condizione di appartenenza e la necessità che sia in grado di superare un passaggio di grande difficoltà che dovremo affrontare nella competitività internazionale. È questo l’elemento su cui si misurano le condizioni, e laddove non vi fossero le coerenze con ciò che la città indica il tavolo rimarrebbe sgombro, perché sono io che metto il nome della terna. Mi ricordo un passaggio simpatico: ci commissariarono il porto e non avevamo nessuna responsabilità, io facevo il segretario di un partito che oggi non c’è più, i DS, il Consigliere Lamberti era Sindaco, a quella riunione di quel partito ci regalarono il tapiro d’oro. E se ne vantavano come un elemento per aver fatto una cosa di grande livornesità. Non capivano che quel commissariamento era invece la parte civile di quel percorso perché il commissariamento è comunque la morte di un percorso di normalità, se dura e soprattutto se non ha un legame con il progetto di una città, e quella fu un’operazione tale che poi nel cambiamento del Governo portò Piccini, si sarebbero determinate situazioni, come poi accaduto, nelle quali noi ci siamo dovuti ritrovare complessivamente a rimettere le mani al progetto. Questa volta non possiamo permettercelo, perché il progetto lo abbiamo definito qui, il POT è stato votato con l’astensione di una parte importante delle categorie economiche che non condividono il percorso del “porto dei porti” perché hanno prospettato scelte diverse e da lì nasce l’elemento della conflittualità. E un altro punto è, ricordatevi questa parola, auto-produzione. Allora il punto di fondo è chiudere una partita intorno a una cosa che rimetta al centro la città su due passaggi: non posso fare nessuna alleanza col Ministro, mi ci posso confrontare, perché lo hanno eletto gli italiani ed è il Ministro di questo Governo fino a che c’è. Non ho mai avuto un atteggiamento ideologico verso Matteoli, ho sempre cercato un rapporto positivo ma istituzionale, poco amicale, ma molto concreto. Oggi un’alleanza la devo fare, perché ho due parti in questo triangolo: uno, Provincia, Comune, Camera di Commercio e Comune di Capraia che fanno le indicazioni, dall’altra parte è un passaggio, che è quello della legge, del Ministro e quello della Regione. Devo stare dentro questo triangolo e devo portare un risultato che garantisca lo sviluppo di questo porto coerentemente con ciò che questo Consiglio ha deciso perché non siamo nella fase nella quale la competizione si esaurisce ed è esaustiva fra noi. La competizione si attrezza, le condizioni vanno avanti e ciò che si determina è la necessità di un’alleanza, forte, dei porti del Tirreno, che insieme fanno una quota di 5 milioni di teuss, nemmeno a un decimo rispetto a Ningbo, Shangay e Hong Kong e alle loro quantità di tonnellate di conteiners. Allora il punto è dove vado a mettere in fila queste questioni? Le metto in fila in una discussione seria che metta una costruzione della terna che è legata a questo, perché la rappresentazione della città si fa in due maniere, nei nomi e nei progetti. Se il nome che rappresentava nella sua continuità e in un rinnovo di mandato, è stato affossato nei modi che tutti conosciamo, la scelta che facciamo è quella di proseguire il nostro progetto. Ci sono persone a Livorno che avrebbero potuto fare l’Autorità Portuale? Sì, ne conosco diversi e sono anche convinto che ci sia altissima qualità. Il punto nodale e focale è che qualunque nome in assoluto oggi non ripartirebbe da questa questione per come è stata rappresentata, non starebbe al centro del triangolo che ho indicato. Ho sentito tanti discorsi stamani che francamente mi sembrano anche pericolosi, intanto un ritorno indietro fondamentale. Partiti, Istituzioni, questioni dei nomi. Stiamo attenti, lo dico anche al Consigliere Romano (IdV), in maniera anche amichevole, stiamo attenti a giocare intorno a una serie di questioni. Il Presidente della Regione è un organo e l’organo ha una serie di caratteristiche. Nel momento in cui le prerogative della Legge danno a questo una serie di competenze e le danno al Sindaco e le danno al Ministro, significa che la sintesi degli interessi non si rappresenta attraverso una partecipazione alla segnalazione dei nomi, bensì attraverso la costruzione dei progetti e posso garantire che se qualcuno pensasse che di mettere in tasca i “bigliettini” al Sindaco di Livorno, risponderei che l’unico che ha messo Piccini nella terna sono stato io. Non sono le pressioni che fanno i nomi, il punto nodale è verificare se il progetto ci porta fuori dalla piazza della quale io ho responsabilità, facendo sì che questo trend del porto di Livorno diventi un trend strutturale. E’ su queste questioni che il Sindaco, davanti al suo partito, anche con le contraddizioni di cui il Consigliere Mancusi è una rappresentazione, è costretto a prendere la sua responsabilità. Allora il punto nodale è rappresentare questa questione non come elemento che corrisponde a un partito o a dei partiti, chi pensa di possedere il nome della prossima AP è un matto. Vi garantisco che l’individualità di quel presidente è elemento di discussione profonda sulla questione di Porta a Mare e porto secco, se vi ricordate la sconfitta di porto secco fu un elemento di confronto accesissimo in città, che toccò tutti in maniera trasversale. Quindi chi pensa di possedere l’AP è un folle. Intanto per le dinamiche dell’AP. C’è un comitato portuale di 30 persone dove si rappresentano le lobby, quelle contano, il lavoro e le Istituzioni, dove il voto della Regione Toscana pesa “uno” come quello degli auto-trasportatori della CNA. È qui che si discute il futuro della città, è qui che si fa programmazione territoriale. Se qualcuno pensa che le cose si esauriscano sotto i tavolini e nei nomi, è un folle ed è un ritorno indietro drammatico perché non si capisce che dentro questo passaggio ci sono fasi e fasi. Se avessi potuto dire fosse anche l’ultimo Consiglio Comunale che faccio mi assumo una responsabilità che è quella di dire che la terna verrà fatta insieme agli altri enti locali e se la terna è un passaggio nel quale c’è il massimo della consonanza, compresa la Camera di Commercio, io ne sarei felice e presenterei il conto, perché il punto nodale per questa città è la prospettiva dello sviluppo. Lo dico indipendentemente da tutto, perché c’è un passaggio dopo questa fase che quello che guarda alle nomine e poi guarderà al lavoro da fare, guarderà all’accordo fra la Regione Toscana e il Governo. E poi mi rivolgo al centro destra: ma è vero o no che c’è un protocollo firmato dal Presidente Berlusconi che dice che il Lotto Zero a Livorno si fa e che ci sono 3387 milioni finanziati e 241 per la città di Livorno. Potete, anche per la vostra dignità, rispettare quell’accordo? E la dignità della città si difende così, smettiamola di prenderci in giro, un Sindaco è un Sindaco indipendentemente dal suo dna politico. Voglio dire con grande franchezza che il Sindaco di Brindisi è il Sindaco, è di centro-destra, Alemanno è il Sindaco di Roma e su alcune questioni comunque i cittadini di Livorno che votano per voi, all’opposizione, hanno diritto a sapere che quegli accordi, firmati da un vostro Governo, vanno portati avanti ed è questo il mio compito. E se Gallanti sarà nella terna lo decideranno gli Enti locali nella maniera in cui questo significa un’operazione di alleanza con la Regione e un confronto col Governo, Il punto è questo e dentro questo ragionamento voglio chiarire che in tutta la discussione che abbiamo fatto fino ad oggi, non ci sono imbrogli, voglio pensare che si capisca che quando si muove un’alleanza di questo tipo la maggioranza si muove dalla Regione alla Provincia a Comune e laddove non si muovesse così è un problema che si sposta alla Regione, alla Provincia e al Comune. Dentro questo passaggio ci sono le volontà che sono quelle del Sindaco. Vi ringrazio tutti per il contributo che mi avete dato per non commettere errori.
Thursday, February 10. 2011
Sulla costruzione della Moschea a Livorno – Intervento del Sindaco Alessandro Cosimi al Consiglio Comunale dell'8 febbraio 2011 Mi permetto di dire alcune cose sapendo che ognuno resterà delle proprie opinioni. Noi stiamo facendo una discussione che è a mio giudizio sbagliata nell’impostazione. Ritengo che ci siano due questioni che si affrontano in maniera diversa. Non si stanno confrontando due religioni, e su questo si sono frantumate sostanzialmente anche le relazioni, per poi tornare sul ragionamento sulle radici europee cristiano e giudaiche. Quella discussione fu “noi possiamo parlare con l’islam perché siamo religiosi, e l’islam non ha paura della religione, l’islam ha paura del relativismo culturale europeo”. Credo che noi dobbiamo affrontare questa questione in maniera diversa, che è quella della contingenza storica di ritornare all’idea di moschea e c’è un dato sostanziale. Sono tra coloro che hanno fatto un percorso perché ritengono che a Livorno ci debba essere un luogo di culto per i mussulmani, per arrivare poi a una moschea. Intanto c’è la questione degli Imam: gli Imam non sono i Vescovi che hanno un percorso, ma non possiamo nemmeno sostenere che l’Imam è un soggetto al quale noi dobbiamo dare la certificazione. Vi sarà la necessità di uno Stato laico di avere un rapporto con un soggetto che ha determinate caratteristiche. Quando ho avuto un rapporto con l’Imam e col Presidente della comunità, il primo si è espresso in maniera aperta e con volontà di confronto, mentre il rapporto si è fermato quando il Presidente mi disse: “credo che i nostri ragazzi debbano crescere nel rispetto delle nostre tradizioni.” “No – dissi io - i vostri ragazzi devono crescere nel rispetto della vostra religione e nel rispetto delle leggi dello Stato.” Ciò perché se si pensa che sia fisiologico ciò che è accaduto, in altre parti d’Italia, con alcuni soggetti della comunità pakistana, e porto l’esempio della ragazza Hena, sarebbe sbagliato consentire che questo elemento dilagasse senza un dibattito e un dialogo nella società. Altra cosa è dire: non devono avere un centro di culto. Altra cosa è usare la parola terrorismo. Non si può avere una equazione “Islam uguale terrorismo”, è una follia. Che cosa suggerisco? Che ci sia da parte del Consiglio Comunale una posizione chiara che dice “dentro questo passaggio quello che non c’è è proprio lo scontro di civiltà”. Mi viene da pensare a Carlo Martello a Poiter, dove i mori vennero fermati e da quel momento in poi la Spagna rimase moresca, mentre la Francia e il resto d’Europa invece non vennero colonizzate. Ma non si può dire che Averroè era un delinquente, lui era il più grande matematico, arabo, della storia del dopo cristo fino al Rinascimento! non si può pensare di passare attraverso il giudizio di una cultura dei fenomeni che riguardano ovviamente un passaggio che è da condannare in maniera totale, ma affermare che oggi con l’Islam siamo allo scontro di civiltà significa fare il gioco di quelli che ci portarono a Poiter. Credo che dobbiamo avere fiducia in uno Stato laico, che fa delle leggi, che devono essere rispettate, che sanciscono il rispetto del culto religioso. Agli islamici deve essere consentito di essere religiosi senza essere terroristi, bisogna avere l’attenzione di costruire un percorso che gli dia quella dignità che Ferdinando nel seicento aveva dato a Livorno. Quando il Papa dice “La carità della verità è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera, agendo secondo verità nella carità cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo che al capo Cristo.” In sostanza, come dice il cardinale di Milano Tettamanzi, si dovrebbe aprire con estrema serietà la discussione su ciò che è veramente il concreto e sul surreale vissuto dall’uomo e dai popoli. Può o non può l’interiorità e la spiritualità di ciascuno di noi rivendicare la cittadinanza nel mondo e nella realtà materiale. Cosa vuol dire? Che il Papa e l’arcivescovo di Milano dicono che secondo il precetto che è espresso nella famosa enciclica Caritas in Veritate, ispirata alla lettera di San Paolo agli Efesini, la cittadinanza significa per il Papa il culto della propria religione nel rispetto dell’uomo. Allora lo dico in maniera semplicissima: noi non vogliamo una moschea che diventi un punto di conflitto della città, noi vogliamo che la comunità islamica cresca nel rispetto delle regole laiche di questo Stato, assumendosi la responsabilità di ciò che sono come soggetti individuali. Noi pensiamo che lo stato debba essere laico e rispettare il diritto di tutti al proprio credo religioso, siamo convinti di un percorso necessario nella comunità perché la moschea e qualcosa di più di un luogo di culto, è lo scansionare del tempo anche laico della vita dei musulmani. Dentro questo abbiamo aperto il confronto e lo continuiamo a portare avanti. Vi invito a leggere un intervento di David Cameron (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-06/cameron-multiculturalismo-081236.shtml?uuid=AaYCk65C ) che vi potrebbe aiutare a capire che cosa vuol dire la fine del multiculturalismo. Io sono tra coloro i quali pensano che su alcune di queste questioni il percorso è laico e il lavoro che deve fare questo Consiglio Comunale, è da ogni punto di vista politico, costruire la modalità per cui in questa città ci sia la possibilità di esercitare il libero pensiero nel rispetto delle leggi dello Stato, che è quello che farà questa Giunta e spero, tutti insieme, arriveremo a un luogo di culto dei musulmani dove saremo sicuri che rispetteranno le leggi dello Stato.
Tuesday, November 9. 2010
IL SINDACO DI LIVORNO, ALESSANDRO COSIMI, SUL RIGASSIFICATORE OLT: “LE INDICAZIONI DELLA COMMISSIONE DI ESPERTI INTERNAZIONALI SULLA SICUREZZA DEVONO ESSERE RISPETTATE, ALTRIMENTI NON CI PUO’ ESSERE AUTORIZZAZIONE AL FUNZIONAMENTO”
Sul parere relativo alla sicurezza del Rigassificatore off shore, consegnato nei giorni scorsi dalla Commissione di esperti internazionali alla Regione Toscana, il Sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, ha oggi affermato che “ la procedura relativa al rigassificatore Off Shore è arrivata al punto in cui avendo avuto la licenza “a costruire” manca la licenza d’esercizio per la messa in funzione dell’impianto”. “Le risposte della commissione internazionale nominata dalla Regione Toscana sono tali – ha proseguito Cosimi - per cui il membro della Regione Toscana della commissione di vigilanza, la CTR, dovrà prendere atto del parere degli esperti internazionali e riproporla in quella sede.” “Quindi – ha ribadito - ritengo che, prima di votare in CTR, la Regione Toscana debba parlare con Olt e dire che il suo voto sul rilascio della licenza ad esercire è condizionato dall’accoglimento dei massimi livelli di sicurezza indicati.” “Sono convinto – ha poi precisato il Sindaco - che le osservazioni degli esperti non solo devono essere considerate come prescrizioni, ma Olt deve farle sue, proprio per dare il massimo di garanzia alle Istituzioni e ai cittadini.” Rispondendo alle polemiche di chi si oppone e chiede di ripensare il progetto il Sindaco Cosimi ha sostenuto che “su tutto il progetto vi è già stato il parere di innumerevoli organismi statali, ora con il parere degli esperti internazionali possiamo tirare le somme anche sugli aspetti della sicurezza. Per questo intendo sottrarmi completamente ad ulteriori tentativi di fare polemiche”. “La questione è che se ci sono le prescrizioni sulla sicurezza – conclude il Sindaco Cosimi - vanno ottemperate, non si discute più. Se si vuol far funzionare quella piattaforma tutto quello che le Istituzioni, in questo caso la Regione Toscana tramite la Commissione di esperti internazionali, hanno chiesto, va fatto. Altrimenti non ci può essere la licenza ad esercire.”
Monday, October 18. 2010
La polemica sulle bandiere rosse fuori dalla scuola di Livorno Intervista al Sindaco Alessandro Cosimi «Ispettori? Ridicolo Il ministro dovrebbe mandare i fondi»
Altro che Livorno come Adro. «Guardi che se la racconta a un livornese questa storia scoppia a ridere ma di gusto», spiega il sindaco Alessandro Cosimi, medico cinquantacinquenne, del Pd. Che da livornese ci tiene a spiegare il lato comico della polemica nata sulla bandiera con falce e martello che sventola sul muro-rudere dell’ex teatro San Marco, alle spalle della scuola l’Alveare. Il ministro Gelmini sembra molto preoccupata. Dice che invierà subito gli ispettori. «Questa è una storia tutta inventata ad arte, per rifarsi una verginità farlocca dopo Adro. Avevano bisogno di montare un caso, meglio ancora se su questa città che forse li infastidisce tanto perché qui non prendono nemmeno il 25% dei voti. Vogliono trattarci come una riserva indiana, ma noi siamo una città aperta. Altro che la Adro comunista. Noi siamo profondamente rispettosi di tutti i bambini, si figuri se mettiamo i simboli politici. Ma vengano pure a Livorno. Troveranno una bandiera sfilacciata, mangiata dal salmastro. Ma con la scuola materna non c’entra proprio niente. Quella bandiera che ha allarmato il ministro sventola dallo scorso 21 gennaio, alle spalle del nido, sul muro-rudere del vecchio teatro San Marco. Lì, come riportano tutti i libri di storia, nel 1921 nacque il Partito comunista d’Italia. Il teatro andò distrutto con i bombardamenti che in questo quartiere, vicino al porto, trasformarono in macerie l’80 per cento degli edifici. Dopo la guerra si decise di non ricostruirlo. Dietro, negli anni 70, invece, vi fu costruita la scuola materna che ora si chiama l’Alveare. Solo quel muro fu lasciato a memoria. Ed essendo che sopra sono state messe due lapidi che ricordano la nascita del Partito comunista d’Italia, ogni anno, davanti a quelle lapidi si volge una cerimonia, a cui partecipano alcuni ex Pci». Lei anche partecipa? «Io no, non ci vado, se devo essere sincero non sono molto volto all’indietro però se qualcuno mi chiama comunista mi volto. Sono di una famiglia che ha sempre avuto quell’orientamento. Comunque, altri partecipano. Rifondazione, per esempio, che, per altro, non è nemmeno in giunta. E davanti alla lapide ci lasciano qualche bandiera. A volte poi vengono rimosse, a volte no. Ma la scuola con tutto questo non c’entra niente. L’ingresso è dalla parte opposta». Qualcuno si è mai lamentato? «Qualche consigliere del Pdl ha fatto delle interpellanze chiedendo perché si lasciano lapidi che recano il nome di Stalin». E sulla bandiera? «Ma non scherziamo, nemmeno un livornese di destra porrebbe la faccenda in questi termini. Il teatro San Marco è per tutti la sede dove è nato il Pci, evento che ha segnato la storia italiana. Una città che non ha memoria di sé è una città di plastica. Questi invece pensano che il mondo sia cominciato con “Amici”». Questi chi? Il ministro Gelmini? «Al ministro Gelimini dico solo che se è tanto preoccupata per le scuole di Livorno, ci metta lei i soldi per gestirle. Noi per l’Alveare e per le altre scuole comunali investiamo un tasso del nostro bilancio che è tra i più alti d’Italia». Intervista di Mariagrazia Gerina su "l'Unità", 18 ottobre 2010
Monday, October 11. 2010
IL SINDACO DI LIVORNO, ALESSANDRO COSIMI, E’ INTERVENUTO ALL’ASSEMBLEA APERTA DEI LAVORATORI DELLO STABILIMENTO LIVORNESE DELLA MULTINAZIONALE INALFA “Vorrei precisare una cosa che, detta qui, sembrerà strana, ma bisogna anche spargere, di fronte a una situazione come questa, un minimo di speranza. L’andamento dell’occupazione del sistema economico locale Livorno-Collesalvetti rispetto all’anno scorso, che noi avevamo previsto arrivare a perdere un certo numero di posti di lavoro, sembra abbia raggiunto il punto più basso e incominciato a invertire la tendenza; tant’è vero che questa crisi all’Inalfa oggi non deriva dal fatto che chi fa i “tettucci” dei veicoli commerciali non è in condizione di trovare un mercato, ma perché una multinazionale decide di spostare una fabbrica, che rendeva e con lavoratori seri, al Nord Europa. Premesso che i sindacalisti che sono a questo tavolo -e che lavorano molto insieme a noi- non hanno bisogno di nessun suggerimento, mi permetto di dire che in considerazione della scelta che viene fatta da questa proprietà, bisogna che ci siano (penso a quanto ottenuto nella vertenza dei lavoratori della Delphi) degli strumenti per accompagnare i lavoratori durante il periodo in cui, non certo per la loro volontà o per scarsa volontà, si ritrovano senza lavoro. Voglio dire però che questa fabbrica ha possibilità e grandi problemi. Questa è un’area molto particolare perché è un’area industriale-artigianale, con una flessibilità e una possibilità di destinazione commerciale, con spazi di vendita fino al 20%. Vi è poi una condizione per la quale la proprietà è di un privato che ha affittato la fabbrica, sicuramente disdettato dal settembre di quest’anno. L’affitto prosegue per tutto il 2011, ma evidentemente questo aver disdettato fa parte della strategia dell’azienda che si concretizza con l’abbandono del territorio. E questa è una debolezza, perché se la fabbrica fosse stata di proprietà di chi aveva qui la costruzione dei tettucci, l’Inalfa per intenderci, come è accaduto per il cantiere e per le grandi situazioni, vi sarebbe stata la possibilità di utilizzare questa proprietà per metterla in circuito come vantaggio per chi veniva dopo. In quel caso sarebbe stata una cosa positiva. In verità noi sappiamo, per certo, avendo avuto anche già qualche sentore, ma non contatti, che chi si è interessato a capire se si poteva continuare a produrre ha ricevuto risposte negative. Sappiamo che la scelta di Inalfa è quella di non perdere quote di mercato e quindi di non lasciare qui macchinari che potrebbero produrre merci in competizione. Allora: che cosa si può fare? In primo luogo incominciare subito a lavorare sulla questione dell’accompagnamento. L’assessore regionale Gianfranco Simoncini diceva di vedere insieme alla Regione se ci sono le condizioni affinché si riconosca il valore di questo corpo-fabbrica, con coloro che vi hanno una precisa professionalità, lo si metta in “circolo” grazie al lavoro e con l’Osservatorio della Componentistica, per sostenere anche l’importanza di investire sull’automobile in Italia (e si spera che prima o poi ci sia anche qualche iniziativa nazionale che dice cosa si farà di queste grandi fabbriche che poi influenzano tanto la vita di questo territorio). Allora a quel punto se ci saranno investimenti noi dobbiamo essere pronti a inserire questi lavoratori dentro il percorso del ritorno al lavoro. Cosa possiamo fare intanto? L’ho già detto ieri ai lavoratori della Giolfo e Calcagno, che oggi sono qui in una delegazione, e che hanno una situazione più critica: hanno addirittura una cessazione volontaria di impresa di fronte a una azienda che faceva utili e che ha messo in ginocchio una serie di stabilimenti che sono a Livorno, lasciando solo la casa-madre di Genova. Abbiamo bisogno di fare il punto: la prossima settimana convocheremo un tavolo con tutte le parti sociali, le associazioni d’impresa e gli enti locali, per vedere se riusciamo a mettere in fila una serie di iniziative, per affrontare la tipicità delle diverse situazioni in un contesto più generale, che ci metta nelle condizioni, se comincia la ripresa di intercettarla. Lo dico perché molte volte l’ente locale, che è a disposizione, come tutti i Sindacati e anche i lavoratori sanno, è nella condizione di poter affrontare situazioni sulle quali la sua potestà è quella di creare un’altra situazione e non influenzare quella che ha originato la crisi. La Giolfo e Calcagno vende un’area a una cifra che tutti giudicano spropositata e che ritengono più opportuno comprare al fallimento e noi non siamo in condizioni di intervenire su questo. Su una vicenda come questa dell’Inalfa, non essendo lo stabilimento di proprietà, non avendo bisogno di riedificare volumi, non avendo la possibilità di fare un battage, possiamo accompagnare i lavoratori dentro questa trattativa e creare altre condizioni, ma deve essere chiaro che la multinazionale se la chiama il Sindaco di Livorno ci parla volentieri, ma non avverte nessun peso sulle sue scelte economiche. Ecco perché a questi tavoli, sempre di più c’è la Regione, e sempre di più la condizione di quell’accordo che dobbiamo trovare deve far diventare la Regione un punto di confronto. Forse perché la dimensione è oggettiva: una multinazionale ha bisogno di interessi vari per trovarsi poi a discutere. Quindi nessuna furberia, nessun elemento in qualche modo di promesse che non ci sono, un andamento un po’ migliorativo e questo ci fa avere qualche elemento di speranza e un accompagnamento che sia contrattato con forza, ma questo lo sanno fare meglio di me i Sindacati. Noi possiamo dare loro una mano e trovare una maniera per non avere drammi e definire un progetto che sia in grado di attrarre, far venire nuovi imprenditori o implementare quelli esistenti, in modo da dare loro e dare a voi la possibilità per i Sindacati di creare nuovi posti di lavoro in questa piccola ripresa che c’è. È poco, ma tutto quello che possiamo fare lo facciamo, tutto quello che è in nostro potere lo metteremo a tavolino, e, di sicuro, lavoratori e Sindacati hanno le porte aperte del Comune tutte le volte che c’è la possibilità di dare una mano”.
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